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Tunisia:“Nel vento del Sahara,trovo la mia direzione.”

IParto da Roma, con la moto carica non solo di bagagli ma di aspettative. Il Mediterraneo mi aspetta.Viaggio fino al porto di Salerno, poi il traghetto mi porta oltre il blu. Quando intravedo le coste di Tunisi, sento che qualcosa cambia: la luce è più calda, l’aria più densa, e io sono ufficialmente altrove. Passo il primo giorno a perdermi nella medina, tra odori di spezie e voci sconosciute.Salgo verso nord. La strada costeggia il mare, poi si immerge in paesaggi verdi che non mi aspettavo. A Biserta il porto è calmo, quasi europeo, ma con un’anima diversa. Mi fermo a guardare il tramonto, pensando a quanto sia sottile il confine tra familiarità e scoperta.La moto scivola verso l’interno. A Sbeitla cammino tra rovine romane, colonne che resistono al tempo.

È strano essere così lontano da casa e vedere tracce così evidenti della mia storia. Mi sento piccolo, ma parte di qualcosa di grande.La strada diventa più arida. Arrivo a Tozeur, porta del deserto. Le palme ondeggiano lente, e il silenzio è quasi assoluto. Il giorno dopo esploro i dintorni: laghi salati, miraggi, orizzonti infiniti. La notte, sotto le stelle, capisco perché ho scelto di viaggiare da solo.Riparto verso Matmata, dove le case sono scavate nella terra. Sembra un altro pianeta. Entro in una di queste abitazioni troglodite, bevo tè con chi ci vive davvero. Qui il tempo ha un ritmo diverso, e io rallento con lui.La sabbia prende il sopravvento. Arrivare a Ksar Ghilane è come raggiungere un miraggio reale.Immergo i piedi nell’acqua calda dell’oasi, mentre la moto riposa.

Il deserto mi circonda, e per la prima volta sento il silenzio assoluto.Il nome evoca galassie lontane, ma la realtà è ancora più affascinante. Villaggi berberi, ksar antichi, paesaggi lunari. La strada è dura, ma ogni curva regala qualcosa di nuovo.Attraverso il ponte e arrivo a Djerba. Dopo tanta polvere, il mare è una carezza. Mi fermo due giorni: rallento, respiro, mi perdo tra mercati e spiagge. Qui il viaggio si trasforma in pausa.Riprendo la strada verso nord. Sfax è intensa, autentica, meno turistica. La medina è viva, rumorosa, vera. Mi sento osservatore, ma anche parte del flusso.Arrivo a Kairouan, città sacra. Entro nella Grande Moschea, in silenzio. Non è il mio mondo, ma lo rispetto profondamente. Qui il viaggio diventa anche interiore.Ultima tappa sul mare.

Hammamet è più turistica, ma dopo tanti chilometri è quello che serve. Mi concedo una sera tranquilla, guardando il mare e ripensando a ogni strada percorsa.Torno a Tunisi per il traghetto.La moto è sporca di polvere, io pieno di storie.Mentre la nave si allontana, guardo la costa che scompare lentamente.Non sono più lo stesso di quando sono partito da Roma e forse è proprio questo il senso del viaggio.



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