
Partenza da Roma, quando la città è ancora sospesa tra il sonno e il primo caffè. Il motore vibra sotto di me come una promessa, e mentre attraverso il traffico ancora timido del mattino sento già che sto lasciando qualcosa alle spalle. Non so bene cosa, ma non importa. La strada verso Genova scorre veloce, tra curve e autostrade che si aprono sul mare. Lì, davanti al porto, la nave mi aspetta come una porta verso un altro mondo.Salgo a bordo con la moto nel ventre della nave. La notte in mare ha un suono diverso, profondo, e mentre guardo l’orizzonte penso a quanto sia facile attraversare confini quando si ha il coraggio di partire.Tangeri mi accoglie con luce dura e odore di spezie. Il traffico è caos puro, ma dentro quel disordine trovo un ritmo nuovo.Scendo verso El Jadida, poi ancora più giù, fino a Tiznit.

Le città cambiano volto rapidamente: il mare si alterna al deserto, l’aria diventa più secca, il silenzio più vasto.Da El Aaiún in poi, la strada si fa essenziale. Dakhla è un miraggio sospeso tra oceano e sabbia, un luogo che sembra esistere fuori dal tempo. Proseguo verso Bir Gandouz, dove il mondo sembra finire davvero, e poi attraverso il confine verso Nouadhibou. Qui tutto cambia di nuovo: lingue, volti, colori.Nouakchott è polvere e vita, un miscuglio di energia e fatica. Riparto verso Saint-Louis, dove il fiume incontra il mare, e poi Dakar, vibrante e piena di musica. Ogni sera è diversa, ogni incontro lascia una traccia. A Joal-Fadiouth cammino tra le conchiglie, a Dangane rallento, a Toubakuta il tempo sembra dissolversi.Ziguinchor mi accoglie con un verde inatteso.

A Elinkine il mare è calmo, e per la prima volta da giorni mi fermo davvero. Madina Wandifa e Kaolack scorrono come sogni di passaggio, finché torno verso Saint-Louis e risalgo lentamente verso nord.Attraversare di nuovo Nouakchott e Bir Gandouz è diverso: non sono più lo stesso. Il deserto che prima mi sembrava ostile ora mi parla. Tan-Tan è una tappa breve, Marrakech invece è un vortice. Colori, suoni, odori tutto amplificato.Risalgo verso Tangeri con una nostalgia strana, come se stessi lasciando qualcosa di me lungo la strada. Ad Algeciras l’Europa mi sembra improvvisamente ordinata, quasi silenziosa.. Attraverso la Spagna: Murcia, poi Barcellona, dove il viaggio prende un respiro diverso, più lento, più riflessivo.La nave verso Civitavecchia è l’ultimo tratto sospeso.

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